Felicità relativa

Posted by Claudia D'Agostini |20 Mar 18 | 0 comments

E se l’idea di felicità fosse del tutto relativa? E se per ognuno di noi esistesse un’immagine della felicità diversa? Ci sono culture in cui la società non è tale se non accompagnata da un gruzzoletto di risparmi in banca. Ci sono culture in cui la felicità è nel silenzio meditativo. Ci sono culture in cui la felicità è materiale. Ci sono culture in cui la felicità è irraggiungibile o momentanea.

Tim Lomas dell’università di East London ci aiuta a capire come l’idea di felicità vari in base alla cultura, al momento storico, al vissuto della persona, ai valori, alle credenze, al sesso e all’età (Lomas, 2017).

Ebbene si, il concetto di felicità è relativo. Dipende infatti dalla cultura, dai suoi valori fondanti e dai suoi principi. Più facile ora è capire perché nella nostra società capitalista l’idea di felicità è spesso accompagnata dall’immagine di qualcosa di materiale. Più facile è capire che nelle società in cui sono coltivate e predilette le arti e la filosofia, la felicità si raffigura come uno stato della mente e si avvicina all’idea di saggezza e pace interiore. Potrei continuare con la descrizione di come ogni cultura e società definisce la felicità ma preferisco lasciare spazio alle vostre ricerche.

Quello che Lomas ed altri studiosi di psicologia positiva ci suggeriscono è che nessuna cultura può avere la presunzione di indicare ad altre come raggiungere la felicità, nessun essere vivente può imporre la propria idea di felicità.

 


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